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DOLORI DI STOMACO: SINTOMI, CAUSE, RIMEDI

È piuttosto comune soffrire di dolori e crampi allo stomaco per uno o più giorni. Il fastidio colpisce l'epigastrio, cioè la parte superiore dell'addome, spesso chiamata anche “bocca dello stomaco”. È proprio questa la zona del corpo in cui è localizzato lo stomaco, l'organo che partecipa alla digestione del cibo producendo i succhi gastrici.

Non a caso i dolori allo stomaco e i crampi alla pancia sono il sintomo principale della cattiva digestione, un problema che riguarda il 20-25% della popolazione mondiale.

Spesso i disturbi di stomaco sono di lieve entità, ma non mancano i casi in cui diventano cronici e, pur non rappresentando un pericolo imminente, finiscono per compromettere significativamente il benessere generale e la qualità della vita, per esempio promuovendo la comparsa di disturbi d'ansia e depressione.

In particolare, in una quota variabile tra il 30 e il 35% dei pazienti i fastidi ricompaiono ciclicamente dopo periodi del tutto asintomatici. Nel 15-20% dei casi, invece, sono persistenti, creando disagi quasi tutti i giorni.

Fortunatamente, però, il 50% dei pazienti riesce a sconfiggere i sintomi della cattiva digestione. A volte per combatterli sono sufficienti semplici farmaci da banco, ma in alcuni casi i disturbi alla base del dolore richiedono l'intervento di un medico e trattamenti più specifici.

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Le cause e i sintomi dei dolori allo stomaco

Le cause e i sintomi dei dolori allo stomaco

I dolori addominali e i crampi alla pancia possono essere causati da problemi molto diversi fra di loro, dall'ernia iatale alle allergie. Persino lo stress psicologico – in particolare quando associato ad ansia – è un possibile fattore di rischio o addirittura una vera e propria causa dei dolori allo stomaco.

Quando sono localizzati nella parte alta destra dell'addome, i dolori potrebbero, per esempio, essere dovuti a un'infiammazione della cistifellea, a un'infezione delle vie biliari scatenata dalla presenza di calcoli o a un'epatite.

Dolori localizzati nella parte alta sinistra dell'addome potrebbero invece essere la conseguenza di una gastrite o di un'ulcera gastrica o al duodeno.

Infine, il dolore epigastrico potrebbe essere dovuto a una pancreatite, cioè un'infiammazione acuta del pancreas spesso associata a calcoli o a un consumo eccessivo di alcolici, ma non solo.

La cattiva digestione (nota anche come “dispepsia”) associata a dolore epigastrico nel 75% circa dei casi è definita dispepsia funzionale, cioè non associata a una malattia specifica.

Il mal di stomaco causato dalla dispepsia funzionale può durare anche 3 o 6 mesi. I crampi allo stomaco che lo caratterizzano scatenano fitte di dolore nella parte alta dell'addome; in genere sono associati a una sensazione di pienezza e di sazietà precoce e possono essere accompagnati da bruciore di stomacogonfiore addominale, eruttazioni e nausea.

A soffrirne è il 15% circa della popolazione adulta dei Paesi occidentali e il 30% circa delle visite specialistiche presso medici gastroenterologi sono dovute proprio a questo problema.

I meccanismi alla base della dispepsia funzionale non sono semplici da identificare. Si tratta infatti di un disturbo piuttosto eterogeneo in cui può entrare in gioco più di un fattore, fra cui:

  • una spiccata sensibilità dei visceri alla distensione dello stomaco
  • alterazioni della flora batterica intestinale
  • disturbi a livello del sistema nervoso.
  • infezione da Helicobapter pylori

Circa i due terzi di queste forme di indigestione sono associati a problemi di motilità o di sensibilità eccessiva alla distensione dello stomaco.

A volte, infatti, quest'organo si svuota troppo lentamente, mentre in altri casi lo fa troppo velocemente. Ma il problema può essere anche un altro: lo stomaco può essere particolarmente sensibile alle sue stesse secrezioni, contenenti acido cloridrico, e attraverso i crampi alla pancia segnala questa sensibilità.

Anche le infezioni da Helicobacter pylori sono state associate alla dispepsia funzionale. Probabilmente alla base di questa correlazione c'è un'infiammazione cronica della mucosa gastrica scatenata da questo batterio.

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Verso una diagnosi corretta

Verso una diagnosi corretta

Per arrivare a una diagnosi e risalire alla causa del mal di stomaco non è sempre necessario sottoporsi a un'endoscopia: in assenza di sintomi allarmanti di solito viene prescritto solamente un test non invasivo per verificare la presenza dell'Helicobacter pylori.

In ogni caso è di fondamentale importanza non confondere la cattiva digestione con altri problemi e malattie che possono colpire l'apparato digerente come per esempio la sindrome dell'intestino irritabile o il reflusso gastroesofageo che condividono alcuni sintomi con la dispepsia, quali il gonfiore addominale, bruciore di stomaco e rigurgito, crampi alla pancia o una funzionalità alterata come l'incapacità dello stomaco di rilassarsi adeguatamente.

Fortunatamente non mancano i casi in cui per una diagnosi corretta è sufficiente che il paziente riferisca l’eventuale presenza di altri sintomi gastrointestinali, come diarrea o stitichezza.

In caso di calcoli alla cistifellea, per esempio, le fitte dolorose possono colpire anche l'epigastrio e possono essere associate a nausea e vomito, ma anche ad alterazioni del transito intestinale e a febbre.

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LA TERAPIA CONTRO I DOLORI DI STOMACO

Per problemi come l’ulcera gastrica, l’esofagite e le infezioni da Helicobacter pylori, sono disponibili trattamenti efficaci; queste ultime possono essere infatti combattute con una terapia antibiotica specifica che permette di eradicare il batterio. Se si tratta di invece di una dispepsia di tipo funzionale, fra i rimedi che possono essere prescritti sono inclusi:

• principi attivi in grado di esercitare un'azione antiacida locale a livello gastrico, come il potassio citrato, l'acido citrico, l'acido tartarico e il sodio bicarbonato
• gli inibitori della pompa protonica (PPI), che agiscono come degli antiacidi e possono risultare utili sia in alcuni casi di dispepsia funzionale sia in caso di esofagite e nelle forme di gastrite
• gli antagonisti del recettore H2 dell'istamina, anch’essi in grado di agire come antiacidi
• principi attivi che promuovono la motilità gastrica, come la metoclopramide e il dimeticone, potenzialmente utili quando si sospettano problemi di ritardo nello svuotamento dello stomaco
• principi attivi che inducono la frantumazione e l'eliminazione delle bolle d'aria presenti nello stomaco, come il dimeticone, aiutando quindi a ridurre i sintomi correlati al gonfiore addominale
• gli antidepressivi triciclici, che possono aiutare ad alleviare il dolore e i crampi allo stomaco, ma in genere vengono consigliati solo dopo aver provato altri trattamenti.

Fra i rimedi naturali possono invece risultare utili:

• lo zenzero, alleato soprattutto di chi combatte contro la nausea, potrebbe essere efficace sia nella prevenzione sia nella cura di questo disturbo
• la melissa
• la camomilla
• l'anice stellato
• l'olio di menta piperita, particolarmente efficace in caso di gonfiori.

L'alimentazione

L'alimentazione

Spesso chi soffre di dispepsia funzionale associa la comparsa o il peggioramento dei crampi allo stomaco al consumo di alcuni alimenti.

Alcune volte i fastidi sono talmente intensi che sembrano limitare la quantità di cibo che si riesce a mangiare, tanto che è stato ipotizzato che una quota variabile tra il 36 e il 55% dei pazienti con dispepsia funzionale finisca per perdere peso proprio perché non mangia abbastanza.

Tra i cibi associati alla comparsa dei sintomi tipici di queste forme di cattiva digestione ricordiamo:

  • alimenti ricchi di grassi
  • cipolle
  • bevande gassate (acqua compresa)
  • spezie
  • maionese
  • frutta secca
  • pesce
  • cioccolato

Oltre al tipo di alimentazione, sembra che a fare la differenza possa essere anche la frequenza dei pasti; da un'indagine è infatti emerso che solo il 55% dei pazienti con dispepsia funzionale (rispetto all'80% dei pazienti che non ne soffre) consuma una media di 3 pasti al giorno, a casa o fuori casa.

Infine, a entrare in gioco potrebbero essere anche allergie e intolleranze alimentari o fattori psicologici derivanti dalla convinzione che determinati alimenti o loro combinazioni possano causare disturbi allo stomaco. Credere che un cibo sia ricco di grassi può per esempio far aumentare i sintomi della dispepsia funzionale dopo i pasti.

Inoltre non è da escludere che prestare attenzione alle proprie abitudini alimentari agendo anche sul numero dei pasti, sulla velocità alla quale vengono consumati e sulla quantità di cibo e acqua o bevande ingeriti, possa risultare utile contro i dolori allo stomaco e i crampi alla pancia.

Infine, anche se al momento non ci sono prove definitive della sua efficacia nella cura della dispepsia funzionale, la psicoterapia potrebbe essere un approccio efficace nei casi in cui terapie più tradizionali non dovessero risultare utili, soprattutto quando, oltre che di dolori di stomaco, si soffre anche di disturbi dell'umore.

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Quando consultare il medico

Quando consultare il medico

Anche se fortunatamente alcuni dolori allo stomaco possono essere efficacemente combattuti con i medicinali da banco e adottando abitudini alimentari opportune, in alcuni casi, consultare il medico è fondamentale.

Per questo, anche se si tratta di disturbi molto comuni e generalmente non legati a una malattia grave, è sempre bene non sottovalutarli per evitare problemi di salute più seri. In particolare, è bene chiedere consiglio al medico ed eventualmente sottoporsi a una visita e ad alcuni esami in caso di:

 

  • dolori addominali molto forti
  • bruciore di stomaco che non viene alleviato dall'assunzione di antiacidi
  • perdita di peso non giustificata
  • sangue nelle feci
  • vomito o diarrea persistenti.